Recap

Credo sia giunto il momento. Meglio prima che poi e dopo una breve intro immacolata, è giunta l’ora per un recap degli eventi che hanno portato all’ormai tristemente noto “Inverno Inferno”.

In Agosto, mese caldo e decisamente “fisico”, succedono spesso cose stupide. A volte sono sbornie, a volte sono roventi litigi e a volte amplessi casuali. A me capitò proprio quest’ultimo caso.

Erano ormai mesi che io e Lei (così mi riferirò alla mia ex) chattavamo sull’ormai defunto Messenger, gloriosa e defunta applicazione microsoft.

Lei era l’ex ragazza di un amico di vecchia data. Io e Lui non siamo mai andati d’accordo, anzi, abbiamo avuto i nostri momenti di tensione e diciamocelo, ci siamo sempre stati un po’ sulle balle. Lei era (ed è tuttora) una bella ragazza, oggettivamente piacente.

Tornando a Messenger… be non mi resi onestamente mai conto, o non pensai possibile, che Lei fosse interessata al vostro “amato” Blogger. Dopo mesi di chattate amichevoli la donzella decide invece di buttarla li. Una di quelle notizie che fan tremare i piedi del tavolo e le gambe del sottoscritto.

“Io: e chi sarebbe questa persona che ti piace? dai dai dimmi il nome! dai dai!”

“Lei: e se ti dicessi che sei tu?”

BOOM.

E caddi nell’abisso più profondo, preso a sberle da sogni d’amore impossibili, gioia di vivere e una paura fottuta del giudizio della cara comunità di amici e parenti.

Scandagliai il terreno come una vera serpe prima di prendere una decisione e capii che i miei amici mi avrebbero sostenuto, almeno quelli che contavano. Di Lui non me n’era mai fregato un cazzo. Lei era splendida e io ero pronto a smollare una delle bombe più grosse di sempre.

Smollai e per farla breve:

  • Passai 5 anni e mezzo con Lei
  • Lui smise di parlarmi e ci fu un chattoso litigio su Facebook
  • I miei amici e i miei parenti non mi isolarono/diseredarono

Ma torniamo a noi.

Per i primi anni la relazione fu un vero successo. Sembravamo fatti l’uno per l’altro. Lei sembrava aver trovato il bandito adorabile e io avevo il figone sensibile. Giravo col vento in poppa.

Lei si era appena laureata all’uni, io lavoravo e gioivo delle mie prestazioni (lavorative).

Il sesso scorreva lieto e l’amore pure, anche se oggi posso dire con certezza che da Lei non ho MAI avuto lo sguardo. Lo sguardo vero dico… Quello che ti stende e ti dice “tranquillo, ti amo alla follia e senza di te sono morta”, quello che mi hanno lanciato tutte le mie vecchie fiamme, Elena inclusa. Potevo sospettare qualcosa ma era solo un non-sguardo e io ero cotto.

Mi raccontò della sua famiglia, argomento quantomai delicato.

Di suo fratello che ebbe grossi problemi con la droga ed un incidente quasi mortale.

Del padre anaffettivo, in grado “solo” di fornire vil danaro e benessere senza mai complimentarsi direttamente con i figli per i successi ottenuti nello studio o in altro.

Del tradimento di suo padre e del fatto che l’atto del tradimento in se era una sorta di criptonite per lei più che per le altre.

Dei suoi problemi di autostima (estremamente sottostimati), eccetera, eccetera…

Io la consolai ogni volta che mi era possibile e con grande empatia soffrivo nell’ascoltarla, anche se non ne condividevo alcuni aspetti, primo fra tutti la totale mancanza di dialogo (o di scontro) con il padre.

Il sesso intanto andava calando. Lei era estremamente pretenziosa, probabilmente spinta da intere giornate passate a girarsi i pollici, e le mie prestazioni iniziavano a calare in numero e qualità, probabilmente frenate da ore e ore di lavoro di merda.

Poi venne il lavoro (per Lei).

Non sostenne colloqui e non invio CV. Decise di andare a lavorare dal padre, giustificandola come soluzione temporanea e comoda. Scoprii poi che non riusciva a sostenere colloqui perché terrorizzata dalla paura di un giudizio negativo e paralizzata dalla totale inesistenza di autostima.

Da li in poi fu un crescendo rossiniano (rosselliano?) di sterco.

Lo sterco iniziò a corroderla dall’interno. La presenza quotidiana del padre in un ambito lavorativo, non è difficile capirlo, le fu fatale. Anche quella del fratello non aiutava, ma sicuramente era il padre il problema principale. Se proviamo a mischiare tutto con una totale inesperienza professionale e delle “ginocchia fragilissime”… otteniamo una depressione devastante.

Il malumore crebbe e io non riuscivo a farle cambiare direzione.

Lei nel frattempo stava sistemando la casa dove abitava da piccola con i genitori. Quando questa fu terminata, circa nel dicembre 2012 (in pieno nevone!), si trasferì lì per un anno e iniziò le pressioni per farmi traslocare. Io ero perdutamente innamorato e nonostante la presenza di Madre nell’Hotel 5 stelle (casa dei miei), mi sarei trasferito più che volentieri in condizioni normali.

Ma queste non erano di certo. Era evidente che lei soffriva di una pesante depressione e iniziai spiegarle che il suo ambiente di lavoro, con le sue frequentazioni, non era di certo salutare per lei. Le spiegai il mio punto di vista, le iniziai a consigliare di far girare qualche curricula e provare ad andare in analisi.

I due di picche furono immediati e costanti e quando sentii “io non ti aspetto per un altro anno”… be ecco, diciamo che mi trasferii giocoforza nella nuova dimora Cesenate.

La convivenza è stata un’esperienza terrificante. Quando arrivavo a casa dal lavoro non c’era sera che non la trovassi con il magone post-pianto o in piena crisi. Lacrimava mezzoretta, magnava cose semi-sane e finiva sul divano a sfondarsi di patatazze fritte san carlo e real-time fino alle 21.00. Poi crollava inesorabilmente in un sonno profondissimo e i miei occhi non potevano che rimanere sbigottiti da quel manifesto di sciattezza. Nonostante questo il mio cuore non aveva perso la strada e la speranza. Ero ancora innamorato perdutamente di quello splendido musino e i suoi problemi minavano solo la parte fisica della relazione. Insistetti. Lei non si mosse. Insistetti con animosità. Lei si offese. Insistetti con realismo. Lei vicillò qualche ora, forse nemmeno, poi tornò dentro al guscio. Nel frattempo, com’è facile intuire, il sesso era finito praticamente nel dimenticatoio, e quelle poche volte che succedeva lei sembrava un polaretto.

Ad agosto del 2014, dopo 5 anni di relazione e al primo giorno di ferie, la fermai per fare “il punto” della nostra relazione e capire cosa intendeva farne, visto che ormai sembrava essere un arido deserto immobile (la relazione). Lei, dopo molta insistenza, aprì finalmente bocca e disse che non era sicura di voler rimanere con me e che le serviva UNA PAUSA DI RIFLESSIONE (TATATATAAAAN).

Io caddi devastato. Dopo il casino fatto per averla (per quell’amore ch’era un frutto acerbo cit.), dopo il trasloco, dopo tutte le parole spese per aiutarla, dopo gli anni passati a consolarla… mi ritrovavo con in mano una “PAUSA DI RIFLESSIONE”. Credo sia diventata illegale anche in beautiful la pausa di riflessione.

Offeso e dilaniato da un dolore enorme, partii per un trasloco lampo in piene ferie. Durante il trasloco pensai che non potevo fallire così, che non potevo lasciar andare tutto così e che l’amavo ancora, nonostante tutto. La sconfitta non era nei miei piani quando mi trasferii da lei e mi pareva folle distruggere una relazione in difficoltà invece che tentare di ripararla. Scesi dal piedistallo d’orgoglio e le parlai ancora una volta… cercai di farle cambiare idea e di farla ragionare e vinsi. Almeno mi pareva di aver vinto. Poi scoprirete il perché.

Nel frattempo l’idillio dell’amore 2.0 durò poco. Scoprii subito che nella settimana scarsa di crisi d’agosto, lei aveva iniziato a sentirsi via whatsapp con un suo ex compagno di scuola incontrato in discoteca con le sue amiche. Mi nascose i messaggi sul cellulare, li cancellò e poi mi disse che si erano “solo sentiti” ma che ora era tutto finito.

Nel frattempo le crisi continuavano come sempre e lei non mosse un mignolo per entrare in analisi o cambiare lavoro.

Iniziò a fare strani discorsi sul tradimento, come ad accettarlo per sfogo o soluzione.

Io inizialmente reagii frustrato e incredulo, poi chiesi ancora udienza.

Era la sera del 26 Gennaio 2015. Un freddo porco, dentro e fuori.

Discorso fotocopia di Agosto, sempre tirato fuori a sforzo dal sottoscritto, con la differenza che la pausa di riflessione aveva lasciato il posto ad un più onesto “non me la sento di continuare”.

E fu addio definitivo. Il terzo trasloco cominciò il giorno dopo e finì il 14 Febbraio, giorno di San Valentino, festa degli innamorati. Tutto molto bene.

Lo sfogo del 4 Febbraio (http://www.vaiaffanculo.org/vaffanculo/vaffanculo-alla-mia-ex/) e poi l’oblio.

Tralasciando l’inferno del tornare ad abitare in mansarda dai genitori e la quantità incredibile di traslochi concentrati, il mio umore passava dal furibondo andante al nervosetto hitleriano.

Passai giorni bui, veramente bui, ma la scossa di Agosto doveva aver preparato il terreno e uscire dal merdone fu più facile del previsto. L’odio si sa, è un carburante nobile (cit.) e la stima in lei era scesa sotto i livelli minimi di guardia, classificandola inesorabilmente come MERDA MAGNA.

Ora però sono le 18 e 17 minuti… direi che è ora di prepararsi a lasciare l’ufficio e prepararsi psicologicamente alla thai. Poi magari vi parlerò anche di quella un giorno…

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