The Look

Ieri l’ho rivista ancora, e la vedo anche domani sera, e poi ancora domenica, e onestamente non mi basta mai.

Passerei con lei intere settimane senza stancarmi.

Lo sguardo c’è, anche se lo abbassa. E’ uno sguardo vero ma intimidito. Il che lo rende ancor più bello.

Ora però è il momento. Il momento di lasciare a casa il diabete e giocare a fare il torello. Abbiamo voglia, siamo entrambi intimoriti e attratti quanto basta. Non abbiamo rovinato nulla, anche se ci siamo andati vicino. L’aria è calda e intensa quanto serve. E sesso sia.

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Black Old Sun

Anche quest’anno è giunto il momento.

Rullo di tamburi, squillino le trombe.

Il dramma della più importante fiera lavorativa per l’azienda per la quale lavoro è alle porte.

1.500 mq di stand mi separano dall’odierna calma apparente, alla devastazione fisico/mentale che avrò al termine dell’impresa.

SUN è il nome della fiera ed è in quel di Rimini. Mai nome fu più azzeccato e sbagliato allo stesso tempo. l’inventore probabilmente sperava di richiamare il focoso sole d’agosto visto che la manifestazione è frequentata principalmente da bagnini, ma non aveva considerato che ad Ottobre di sole in cielo generalmente ce n’è poco… e come suggerisce l’immagine del post, al sottoscritto ha sempre ricordato l’inferno di fuoco che è la nostra amata stella.

In effetti, il giorno prima di partire con i lavori, fuori c’è un freddo cane, piove a tratti e il grigio regna sovrano, insieme ad una palpabile tensione che permea l’intera azienda. Forse siamo tutti consci del fatto che non siamo mai pronti al 100%, che si arriverà a terminare i lavori proprio allo scadere e che più in generale sarà una sfacchinata enorme.

Ma si sa… il lavoro è il lavoro. Crudo e inevitabile. Io per non saper ne leggere e ne scrivere… stasera vado a Thai. Giusto per stemperare un po’ la tensione. Poi magari dormo che è anche ora…

La Thai, massi via… parliamo un po’ della Thai. Ho iniziato questo sport Giovedì 10 di Settembre (mi pare).

Il nuoto, che ho praticato per mesi, mi piace ancora, ma sentivo il bisogno di avere contatto umano con altre persone e il calo delle prestazioni in piscina non ha aiutato a tenere la linea.

L’idea è quella di andarci il sabato mattina, ma fra SUN e tutto il resto ancora non sono riuscito.

Nel frattempo ho deciso di iniziare Thai Boxe martedì e giovedì sera. La vidi praticare fugacemente di persona e ne sentii parlare spesso. Mi aveva sempre affascinato l’idea di un’arte marziale che non affogasse il cervello in infinite “mosse” e tecnicismi, e che fosse quindi più fisica che mentale. Devo dire che le mie aspettative non sono state disilluse.

Adoro la Thai. Gli allenamenti durano più di un’ora e mezza e sono decisamente intensi. Corda, flessioni, addominali, esercizi vari, vuoti e sparring… Morale: Arrivi alle 9.30-10.00 di sera completamente distrutto, anche se posso orgogliosamente ammettere che inizio a notare già i primi miglioramenti. Del tipo che non rischio un infarto dopo 5 flessioni…

Ultimamente ho fatto sparring con un certo Nicola, ottimo ragazzo, cuore nobile e cattiveria da vendere. Ma devo dire che il gruppo sembra ben articolato e non sembrano esserci esaltati o invasati.

Spero di poter continuare senza incidenti di percorso…

Infine direi che è giunto il momento di parlare della chicca… la super-novità che in confronto il latte+ è robetta per pargoli.

Qualche mese fa, probabilmente a Luglio, iniziai a chattare con Elisa su un becero sito per incontro di nome Twoo.

Le mie aspettative su questi mezzi telematici sono sempre state ridottissime, nonostante io ne facessi largo uso, ma non mi aspettavo di certo di trovare l’amore. Al massimo del sesso gratis e qualche fulminea emozione.

Elisa invece è stata una graditissima sorpresa. E’ una splendida e graziosa creatura che vive nella guelfa Faenza. Decidiamo di vederci la prima volta dopo il mio rientro dalla teutonica Colonia avvenuto nella seconda metà di Agosto.

Purtroppo il primo incontro salta perché lei è impegnata con un incontro con la croce rossa. Credo faccia la volontaria.

Va be, penso io… fa niente. E’ stata carina comunque, mi ha avvisato per tempo, si è scusata… amen.

Il secondo appuntamento salta perché è andata a correre al mattino presto e il male al pancino la stava distruggendo.

Un po’ meno va be… ma fa niente comunque. Mi ha sempre avvisato per tempo, si è scusata… amen.

Il terzo appuntamento salta perché le convocazioni a Ravenna (è maestra elementare, supplente senza posto fisso per ora), si sono dilungate oltre ogni possibile immaginazione e si libera solo in tarda serata, distrutta da ore di attesa e sballottamenti vari.

Qui mi scappa un porco “zio”, ma siccome sono un tipo educato le dico che non c’è problema… e siccome sono anche un tipo tenace le dico che avremo una quarta possibilità… lei accetta. A sua discolpa devo dire che mi ha persino mandato le foto sia del live delle convocazioni che dell’impietoso articolo di giornale il giorno seguente.

La quarta e ultima occasione doveva avere luogo in piazza del popolo a Cesena.

Si fanno le 21.30, orario dell’appuntamento, e io le scrivo che sono sotto al portone del comune. Lei risponde con un “Ops”, al quale segue un mio demoralizzato “?”, al quale segue una sua telefonata. Rispondo sconsolato e pronto alla guerriglia.

Ma dall’altra parte della cornetta una voce stupenda, piena di gioia e di penitenza mi placa ancor prima che io possa aprir bocca. E’ Elisa naturalmente. Si scusa per il ritardo… dice che non sa dove si trova… che Cesena non la conosce bene… e dopo qualche minuto di conversazione telefonica stile Garmin, lei trova parcheggio in piazza delle poste e io le vado incontro.

Finalmente, dopo mesi di conversazioni telematiche e pacchi devastanti la vedo. E’ radiosa, proprio come me l’aspettavo e cosa che mi lascia più sbalordito: non c’è una sola cosa che non mi piace di lei. I capelli, i vestiti, le scarpe, il volto splendido ed espressivo, la voce, le sue parole, il suo sorriso.

Ogni momento che passa un pezzo di quel muro invisibile che ci separa svanisce, lasciando il posto ad un sorriso o ad un’intesa.

Non è facile abbattere il muro e noi ne abbiamo tre che ci separano. Quello in mezzo è il solito muro dello scetticismo iniziale. Due persone che non si conoscono, molti pacchi, molti ritardi, solo chat. E’ del tutto legittimo, ma è un nemico affrontabile.

Gli altri due muri invece sono più tosti e sono molto molto simili. Ognuno di noi ne ha tirato su uno con mattoni di delusione, odio, sfiducia, mancanza di stima e di autostima, e come due stranieri ci guardiamo al di la dei nostri confini con sguardi in parte impauriti e in parte inquisitori.

La prima sera andò bene. Parlammo a lungo, prima al Cenè, poi allo Zampanò e poi fino alla macchina dove la riaccompagnai a fine serata. Sentivo già qualcosa e mi stupii enormemente. Non capivo se ero ancora capace di amare o se avevo solo bevuto una birra di troppo.

Il secondo appuntamento è stato invece a Faenza, domenica 27. Io venivo da un weekend devastante a Trebbana, dove il buon Ozzi e i suoi amici mi avevano ridotto uno straccio. Riuscii con insistenza a farmi riportare a casa per le 3 di domenica pomeriggio con il cellulare scarico e un appuntamento alle 16.00.

Le scrissi e ci accordammo per le 17.30. Lungo il tragitto un attacco di ansia o non so cosa (sbornia della sera prima?)… mani e becco a pinguino. Insisto, Dio non riuscirà a fermarmi.

Mi fermo in autogrill… toast e acqua. Sembrano far peggio, sto malissimo. Traversi? Non si capisce. Sicuramente una sensazione di malessere fisico tangibile, con brividi, spasmi e pinguino-mode. Penso di chiamarla per annullare. Poi insisto ancora. Il destino è nelle mie mani, fanculo tutti.

Arrivo a Faenza con 2 o 3 minuti di anticipo. Riesco a calmarmi un po’ e mi spinguinizzo. Trovo casa sua e le scrivo. Scende e io sono felice. Giretto in centro (che non avevo mai visto e che mi è piaciuto assai), aperitivo in piazza, spaghetti notte e poi mi invita a casa sua. Io non voglio portarmela a letto. Sento solo un disperato bisogno di stringerla forte e baciarla. Salgo, parliamo per ore e alle 2.30 decido di telare. Ormai gli sbadigli han preso il posto dei sorrisi. Mi avvicino alla porta, mi infilo il 100gr e vado per baciarla su una guancia. Vedo uno spiraglio e mi butto. E’ bellissimo. Ci stiamo baciando e mi sento vivo. Sento tutto quello che non credevo di poter più sentire.

Il bacio è lungo, lei è indecisa. Io no. Voglio andarmene a casa senza rovinare l’idillio di quel momento con del sesso.

Decidiamo di vederci mercoledì. Ci sentiamo i giorni seguenti e ieri sera salgo ancora a Faenza.

Non avevamo piani particolari e visto il tempaccio decido di portare un paio di DVD per un’eventuale cineforum da lei.

La avviso e mi fa salire. Non passano manco 3 secondi e già ci baciamo. Saltano tutti i piani, ci stendiamo sul divano e alterniamo parole e baci per ore.

E’ splendida. Il suo viso innocente, il suo temperamento dolce ma deciso, il suo corpo minuto ma tonico, il suo sorriso. Sono cotto.

Finiamo nel letto e ci coccoliamo fino a notte fonda. Le chiedo se posso rimanere a dormire e lei accetta entusiasta. Lo siamo entrambi entusiasti e nonostante non riusciamo ancora, per prudenza, ad esternare chiaramente quel che proviamo l’uno l’altro, siamo consapevoli che qualcosa di importante ci sta nascendo dentro. Ci confidiamo. Sappiamo che entrambi abbiamo paura di quello che potrà succedere e di quanto potremo soffrire, ma tutto il resto ha chiaramente il sopravvento.

Ci abbracciamo nel buio della notte, nudi. Finalmente dormiamo e al mattino non riusciamo a staccarci. Colazione insieme, ancora baci e poi riparto per il lavoro infernale pre-SUN. La rivedo domenica sera e già non vedo l’ora. Mi manca.

E’ bello sentirsi così, sentirsi vivo. Sentirsi capace di ogni cosa e avere ancora speranza. Grazie scricciolo. A presto…

Recap

Credo sia giunto il momento. Meglio prima che poi e dopo una breve intro immacolata, è giunta l’ora per un recap degli eventi che hanno portato all’ormai tristemente noto “Inverno Inferno”.

In Agosto, mese caldo e decisamente “fisico”, succedono spesso cose stupide. A volte sono sbornie, a volte sono roventi litigi e a volte amplessi casuali. A me capitò proprio quest’ultimo caso.

Erano ormai mesi che io e Lei (così mi riferirò alla mia ex) chattavamo sull’ormai defunto Messenger, gloriosa e defunta applicazione microsoft.

Lei era l’ex ragazza di un amico di vecchia data. Io e Lui non siamo mai andati d’accordo, anzi, abbiamo avuto i nostri momenti di tensione e diciamocelo, ci siamo sempre stati un po’ sulle balle. Lei era (ed è tuttora) una bella ragazza, oggettivamente piacente.

Tornando a Messenger… be non mi resi onestamente mai conto, o non pensai possibile, che Lei fosse interessata al vostro “amato” Blogger. Dopo mesi di chattate amichevoli la donzella decide invece di buttarla li. Una di quelle notizie che fan tremare i piedi del tavolo e le gambe del sottoscritto.

“Io: e chi sarebbe questa persona che ti piace? dai dai dimmi il nome! dai dai!”

“Lei: e se ti dicessi che sei tu?”

BOOM.

E caddi nell’abisso più profondo, preso a sberle da sogni d’amore impossibili, gioia di vivere e una paura fottuta del giudizio della cara comunità di amici e parenti.

Scandagliai il terreno come una vera serpe prima di prendere una decisione e capii che i miei amici mi avrebbero sostenuto, almeno quelli che contavano. Di Lui non me n’era mai fregato un cazzo. Lei era splendida e io ero pronto a smollare una delle bombe più grosse di sempre.

Smollai e per farla breve:

  • Passai 5 anni e mezzo con Lei
  • Lui smise di parlarmi e ci fu un chattoso litigio su Facebook
  • I miei amici e i miei parenti non mi isolarono/diseredarono

Ma torniamo a noi.

Per i primi anni la relazione fu un vero successo. Sembravamo fatti l’uno per l’altro. Lei sembrava aver trovato il bandito adorabile e io avevo il figone sensibile. Giravo col vento in poppa.

Lei si era appena laureata all’uni, io lavoravo e gioivo delle mie prestazioni (lavorative).

Il sesso scorreva lieto e l’amore pure, anche se oggi posso dire con certezza che da Lei non ho MAI avuto lo sguardo. Lo sguardo vero dico… Quello che ti stende e ti dice “tranquillo, ti amo alla follia e senza di te sono morta”, quello che mi hanno lanciato tutte le mie vecchie fiamme, Elena inclusa. Potevo sospettare qualcosa ma era solo un non-sguardo e io ero cotto.

Mi raccontò della sua famiglia, argomento quantomai delicato.

Di suo fratello che ebbe grossi problemi con la droga ed un incidente quasi mortale.

Del padre anaffettivo, in grado “solo” di fornire vil danaro e benessere senza mai complimentarsi direttamente con i figli per i successi ottenuti nello studio o in altro.

Del tradimento di suo padre e del fatto che l’atto del tradimento in se era una sorta di criptonite per lei più che per le altre.

Dei suoi problemi di autostima (estremamente sottostimati), eccetera, eccetera…

Io la consolai ogni volta che mi era possibile e con grande empatia soffrivo nell’ascoltarla, anche se non ne condividevo alcuni aspetti, primo fra tutti la totale mancanza di dialogo (o di scontro) con il padre.

Il sesso intanto andava calando. Lei era estremamente pretenziosa, probabilmente spinta da intere giornate passate a girarsi i pollici, e le mie prestazioni iniziavano a calare in numero e qualità, probabilmente frenate da ore e ore di lavoro di merda.

Poi venne il lavoro (per Lei).

Non sostenne colloqui e non invio CV. Decise di andare a lavorare dal padre, giustificandola come soluzione temporanea e comoda. Scoprii poi che non riusciva a sostenere colloqui perché terrorizzata dalla paura di un giudizio negativo e paralizzata dalla totale inesistenza di autostima.

Da li in poi fu un crescendo rossiniano (rosselliano?) di sterco.

Lo sterco iniziò a corroderla dall’interno. La presenza quotidiana del padre in un ambito lavorativo, non è difficile capirlo, le fu fatale. Anche quella del fratello non aiutava, ma sicuramente era il padre il problema principale. Se proviamo a mischiare tutto con una totale inesperienza professionale e delle “ginocchia fragilissime”… otteniamo una depressione devastante.

Il malumore crebbe e io non riuscivo a farle cambiare direzione.

Lei nel frattempo stava sistemando la casa dove abitava da piccola con i genitori. Quando questa fu terminata, circa nel dicembre 2012 (in pieno nevone!), si trasferì lì per un anno e iniziò le pressioni per farmi traslocare. Io ero perdutamente innamorato e nonostante la presenza di Madre nell’Hotel 5 stelle (casa dei miei), mi sarei trasferito più che volentieri in condizioni normali.

Ma queste non erano di certo. Era evidente che lei soffriva di una pesante depressione e iniziai spiegarle che il suo ambiente di lavoro, con le sue frequentazioni, non era di certo salutare per lei. Le spiegai il mio punto di vista, le iniziai a consigliare di far girare qualche curricula e provare ad andare in analisi.

I due di picche furono immediati e costanti e quando sentii “io non ti aspetto per un altro anno”… be ecco, diciamo che mi trasferii giocoforza nella nuova dimora Cesenate.

La convivenza è stata un’esperienza terrificante. Quando arrivavo a casa dal lavoro non c’era sera che non la trovassi con il magone post-pianto o in piena crisi. Lacrimava mezzoretta, magnava cose semi-sane e finiva sul divano a sfondarsi di patatazze fritte san carlo e real-time fino alle 21.00. Poi crollava inesorabilmente in un sonno profondissimo e i miei occhi non potevano che rimanere sbigottiti da quel manifesto di sciattezza. Nonostante questo il mio cuore non aveva perso la strada e la speranza. Ero ancora innamorato perdutamente di quello splendido musino e i suoi problemi minavano solo la parte fisica della relazione. Insistetti. Lei non si mosse. Insistetti con animosità. Lei si offese. Insistetti con realismo. Lei vicillò qualche ora, forse nemmeno, poi tornò dentro al guscio. Nel frattempo, com’è facile intuire, il sesso era finito praticamente nel dimenticatoio, e quelle poche volte che succedeva lei sembrava un polaretto.

Ad agosto del 2014, dopo 5 anni di relazione e al primo giorno di ferie, la fermai per fare “il punto” della nostra relazione e capire cosa intendeva farne, visto che ormai sembrava essere un arido deserto immobile (la relazione). Lei, dopo molta insistenza, aprì finalmente bocca e disse che non era sicura di voler rimanere con me e che le serviva UNA PAUSA DI RIFLESSIONE (TATATATAAAAN).

Io caddi devastato. Dopo il casino fatto per averla (per quell’amore ch’era un frutto acerbo cit.), dopo il trasloco, dopo tutte le parole spese per aiutarla, dopo gli anni passati a consolarla… mi ritrovavo con in mano una “PAUSA DI RIFLESSIONE”. Credo sia diventata illegale anche in beautiful la pausa di riflessione.

Offeso e dilaniato da un dolore enorme, partii per un trasloco lampo in piene ferie. Durante il trasloco pensai che non potevo fallire così, che non potevo lasciar andare tutto così e che l’amavo ancora, nonostante tutto. La sconfitta non era nei miei piani quando mi trasferii da lei e mi pareva folle distruggere una relazione in difficoltà invece che tentare di ripararla. Scesi dal piedistallo d’orgoglio e le parlai ancora una volta… cercai di farle cambiare idea e di farla ragionare e vinsi. Almeno mi pareva di aver vinto. Poi scoprirete il perché.

Nel frattempo l’idillio dell’amore 2.0 durò poco. Scoprii subito che nella settimana scarsa di crisi d’agosto, lei aveva iniziato a sentirsi via whatsapp con un suo ex compagno di scuola incontrato in discoteca con le sue amiche. Mi nascose i messaggi sul cellulare, li cancellò e poi mi disse che si erano “solo sentiti” ma che ora era tutto finito.

Nel frattempo le crisi continuavano come sempre e lei non mosse un mignolo per entrare in analisi o cambiare lavoro.

Iniziò a fare strani discorsi sul tradimento, come ad accettarlo per sfogo o soluzione.

Io inizialmente reagii frustrato e incredulo, poi chiesi ancora udienza.

Era la sera del 26 Gennaio 2015. Un freddo porco, dentro e fuori.

Discorso fotocopia di Agosto, sempre tirato fuori a sforzo dal sottoscritto, con la differenza che la pausa di riflessione aveva lasciato il posto ad un più onesto “non me la sento di continuare”.

E fu addio definitivo. Il terzo trasloco cominciò il giorno dopo e finì il 14 Febbraio, giorno di San Valentino, festa degli innamorati. Tutto molto bene.

Lo sfogo del 4 Febbraio (http://www.vaiaffanculo.org/vaffanculo/vaffanculo-alla-mia-ex/) e poi l’oblio.

Tralasciando l’inferno del tornare ad abitare in mansarda dai genitori e la quantità incredibile di traslochi concentrati, il mio umore passava dal furibondo andante al nervosetto hitleriano.

Passai giorni bui, veramente bui, ma la scossa di Agosto doveva aver preparato il terreno e uscire dal merdone fu più facile del previsto. L’odio si sa, è un carburante nobile (cit.) e la stima in lei era scesa sotto i livelli minimi di guardia, classificandola inesorabilmente come MERDA MAGNA.

Ora però sono le 18 e 17 minuti… direi che è ora di prepararsi a lasciare l’ufficio e prepararsi psicologicamente alla thai. Poi magari vi parlerò anche di quella un giorno…

TheOne

L’eccessivo imbarazzo nella stesura del primo post, diciamolo, è del tutto fuori luogo.

Sono conscio e ben contento del fatto che con ogni probabilità sarò il solo lettore del mio nuovo “diario” segreto (più comodo e moderno del mio vecchio amico in pelle consunta), ma dovessero anche riuscire a scandagliare la rete, individuare il mio blog e associarlo al sottoscritto… be… a quel punto mi auto-investirò del titolo di “scintilla di catarsi”, mentre legioni di indici si leveranno per giudicarmi impunemente. Come sempre d’altronde.

Sono le 17.23 di giovedì 17 settembre 2015. Negli ultimi tempi ne sono accadute di cose degne di nota, cose delle quali vale certamente la pena parlare, ma oggi proprio non mi va. Chissà poi se mi andrà domani, ormai sono in perenne stato “low-battery”.

Per ora, per quei pochi minuti che mi separano dalla libertà e dalla birretta col Simon Cecca, mi accingo quindi a buttar giù i pensieri che eruttano da quel groviglio di neuroni disattenti che ho dentro al cranio.

Stamani sveglia brutale. La grande abbuffata ferreriana con i colleghi di ieri sera mi ha steso. La digestione notturna è stata un martirio e come da previsioni non ho chiuso occhio fino alle 2. Le persiane aperte non hanno aiutato.

Colazione quasi controvoglia (raro in ‘sti tempi di magra), ma le 213 pietanze della cena d’ufficio si prendevano ancora a cazzotti nello stomaco. Finita la quotidiana sfilza di riti fantozziani mi butto in macchina e vado al lavoro. Passo il mercato, rosso al semaforo del Pioti (ma va?!) e solito ritardino indecoroso.

Giornata in ufficio fra alti e bassi, in attesa appunto della fuga anticipata ore 17.55 per raggiungere il mitico Cecca. Il personaggio di Simon Cecca è meraviglioso. E’ magro, alto poco più del sottoscritto, ha grandi occhi azzurri, una rasata post pelata e un paio di occhialini che riescono (se possibile) a raffinare ulteriormente quella figura di gran classe.

Simon veste bene, è sempre stato un tipo classico ed elegante. Ha qualche anno in più di me, non ricordo quanti onestamente, ed è un vero esperto di musica Soul e affini. Un vero mod vecchi tempi con tanto di vespina e gran collezione di dischi. E’ un ragazzo gentile e si sforza sempre di non essere aggressivo o di non avere reazioni eccessive. Ride di gusto Simon Cecca e per quanto possa essere accomodante, non nasconde mai il proprio elegante disappunto su cose che non gli vanno a genio. E’ un single, come me. Lasciato, come me. Vive solo, come me fra poco spero ed è un ragazzo molto intelligente, in grado di ascoltare e correggere il tiro se richiesto.

Inoltre è un gran conoscitore di birre e di quei minuscoli bar che praticamente nessuno si fila. Lui li conosce tutti, e li frequenta. Anche da solo, anzi forse quasi sempre da solo, dopo il lavoro… un birretta se la concede sempre.

La birretta col Simon Cecca, raro avvenimento che di solito segue una mia visita in Orogel Gatteo dove ancora lui lavora, è sempre un evento gradito e apprezzato.

Bene, sono le 17.49 ed è ora che metta in atto il piano di fuga.

Domani forse proseguirò con la descrizione del Cecca, forse no. Magari non sopravvivo nemmeno alla lezione di Thai.

A domani, Blog. Stammi bene.